Aria pulita – Laboratorio uno

Sabato 28 ottobre ci sarà il secondo incontro del Laboratorio Aria pulita a cui, come sapete, collabora anche Reggio Emilia in Transizione.
Si tratta di un laboratorio di proposte per raccogliere idee direttamente da chi vive ogni giorno la città, lasciando spazio alla creatività e all’inventiva dei cittadini, alla collaborazione e al confronto tra di loro: tutti insieme possiamo rendere più pulita l’aria che respiriamo.
Lo scorso maggio c’è stato il Laboratorio zero, durante il quale abbiamo raccolto numerose proposte. Altre ne raccoglieremo nel corso del Laboratorio uno dove presenteremo anche alcuni criteri di valutazione da utilizzare durante il Laboratorio due (in novembre) per valutare ognuna delle idee suggerite.
L’obbiettivo finale e’ decidere (tutti insieme) quali sono le due o tre migliori iniziative su cui concentrare l’attività concreta del Laboratorio Aria pulita nei prossimi mesi.
Ai laboratori tutti sono i benvenuti, chiunque può fornire delle idee utili e l’impegno per metterle in pratica, perciò siete tutti invitati a partecipare al prossimo Laboratorio uno, presso il Circolo “Gardenia” sabato 28 ottobre dalle 15.30 alle 18.30.

https://www.facebook.com/Laboratorio-Aria-Pulita-179718032576354/

P.S. Se decidete di venire, portate anche qualcosa da condividere per lo spuntino di meta’ laboratorio? Se potete. Grazie 😉

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Primo incontro Reggio Emilia in Transizione

Mercoledì 4 ottobre il gruppo di Reggio Emilia in Transizione si e’ riunito per la prima volta. Una data da segnare sul calendario!
Dovevamo partecipare in sette, ma alla fine purtroppo qualcuno non e’ riuscito ad esserci. Quindi eravamo in quattro, abbiamo mangiato un po’ di torta e chiacchierato.
Ci siamo chiesti soprattutto come possiamo far conoscere la Transizione ed i suoi temi ai nostri concittadini (primo obbiettivo), nella speranza che poi qualcuno decida di far gruppo insieme a noi (secondo obbiettivo).

Prima ancora, però, è importante che noi stessi impariamo a conoscere in maniera approfondita i concetti e i metodi della Transizione, e nello stesso tempo a conoscerci tra noi, perciò pensiamo di iniziare nel più classico dei modi: cominciando a leggere e commentare insieme il “Manuale pratico della Transizione” di Rob Hopkins (*).
Chi ha esperienza (vedi link sotto) raccomanda di fare gruppi di lettura con min 8 max 12 partecipanti, quindi c’è spazio per accogliere qualche altra persona. Consigliano anche una cadenza settimanale, anche se questo per noi potrebbe essere un po’ problematico.

Inoltre desideriamo anche organizzare delle serate in cui proiettare qualcosa su Cambiamento climatico e Picco del petrolio. Ci sono video adatti su YouTube, durano circa un’ora e nell’ora seguente ci sarebbe tempo per un confronto tra noi riguardo ciò che abbiamo appena visto. Queste proiezioni sarebbero rivolte a tutti, non solo a chi conosce/e’ interessato alla Transizione.
Abbiamo la grande fortuna di avere a nostra disposizione una piccola sala (c’è spazio almeno per una ventina di persone) sia per riunirci che per le proiezioni.

Insomma, noi abbiamo voglia di “partire” e già questi due progetti ci sembrano interessanti e concreti: voi che ne dite?
Fateci sapere (reggioemiliaintransizione@gmail.com) se volete partecipare al “circolo di lettura” e/o alle serate “video-e-discussione” così pensiamo a come organizzarci.
E’ stata una bella serata, non vediamo l’ora di rivederci in un prossimo incontro, insieme a qualche altro transizionista tutto nuovo da conoscere 😉

Questo e’ il link al sito di Budrio in Transizione, nella pagina che tratta degli incontri di approfondimento del Manuale (andate a vedere la “guida del corso”):
https://bitbudrio.wordpress.com/2013/01/22/a-budrio-ciclo-incontri-condivisione-e-approfondimento-della-transizione-seconda-edizione/
Non vi spaventate, vedremo poi se seguire passo passo queste indicazioni o se provare con un metodo diverso.

(*) Se qualcuno e’ interessato consigliamo intanto di comprare il Manuale (Arianna Editrice, 288 pagine, €14,50).

 

Aria pulita – Laboratorio zero

Com’è andata?

Da circa tre mesi Reggio Emilia in Transizione partecipa ai lavori di un gruppo di cittadini (aperto e in costante evoluzione) che desidera agire per migliorare la qualità dell’aria della nostra città.
Come sapete (vedi articolo precedente) sabato 20 maggio si è svolto il nostro Laboratorio zero.

Non a caso abbiamo deciso di chiamarlo “ZERO”. Infatti si è trattato di una sorta di “episodio pilota”, di un esperimento: gli organizzatori hanno sperimentato le loro capacità e i partecipanti si sono trovati a sperimentare modalità di confronto nuove.
Ora, valutando com’è andata, sappiamo quali aspetti sono da migliorare e nei prossimi mesi ci lavoreremo sopra.
Tuttavia riteniamo che l’esperimento sia riuscito, tanto è vero che in autunno faremo un Laboratorio uno!
Infatti i partecipanti (non molti per ora, ma miglioreremo anche in questo) hanno apprezzato le modalità di svolgimento del Laboratorio e hanno ritenuto utile proseguire in un comune impegno verso l’obiettivo “Aria pulita”.

Per ora abbiamo solo iniziato ad abbozzare alcune idee: era prevedibile che non avremmo ottenuto (in un solo pomeriggio!) delle proposte immediatamente traducibili in azioni concrete. Sappiamo che invece sarà un percorso lungo e complesso, ma interessante e (speriamo) anche divertente.
Siamo certi che ognuno di voi, che vivete e conoscete Reggio Emilia, ha in mente un paio di buone idee su come affrontare il grave problema dell’inquinamento.
Piccole o grandi, semplici o complesse: qualsiasi proposta ci interessa!

Se volete condividerle con altre persone che, come voi, sono stanche di lamentarsi e hanno deciso di rimboccarsi le maniche e “darsi una mossa”, ci sono due cose che potreste fare:
scriverci a reggioemiliaintransizione@gmail.com per esprimere le idee che volete mettere in pratica e/o partecipare al prossimo Laboratorio uno.
Pensateci, da parte nostra vi terremo aggiornati!

Aria pulita – Laboratorio zero

Reggio Emilia in Transizione ha collaborato all’organizzazione di questo evento a cui tutti i cittadini sono invitati a partecipare. Lavoreremo tutti insieme per ideare proposte che ci aiutino a migliorare la qualità dell’aria della nostra città: daremo spazio alla creatività e all’inventiva, alla collaborazione e al confronto, in stile molto “transizionista”.

Spero che abbiate voglia e tempo di partecipare anche voi, vi incontreremo con gioia!

Per chiarimenti o se volete confermare la vostra partecipazione: reggioemiliaintransizione@gmail.com

Qualsiasi contributo allo spuntino di metà laboratorio sarà molto gradito 😉

La Permacultura nella Transizione

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Permacultura sui tetti

Nel libro “L’ecologia di ogni giorno” (EMI, 2016) Rob Hopkins racconta in queste poche righe come tutto iniziò:

Alla fine dell’anno (2004), all’Università di Kinsale (in Irlanda, presso cui Rob stava tenendo un corso di permacultura), una persona mi ha passato un dvd sulla fine del petrolio: un documentario intitolato The End of Suburbia, che descrive il crollo del sogno americano a causa dell’esaurimento delle riserve di energie fossili. […] E’ stata una rivelazione per me. […] Ho domandato ai miei studenti di immaginare come il concetto di permacultura potesse aiutarci a costruire uno scenario che permettesse alla città di Kinsale di conseguire due obiettivi tra loro connessi: affrancarsi totalmente dalla dipendenza dal petrolio per anticipare questa tappa e superarla più dolcemente, e mostrare che anche gli abitanti ne sarebbero usciti più sani e felici. Leggevo proprio in quel periodo il libro di David Holmgren Permaculture (*), in cui egli situa questa pratica nel contesto del cambiamento climatico e del picco del petrolio. Indica con una certa genialità la risposta che la permacultura potrebbe dare: l’applicazione dei suoi principi generali, fatta in particolare all’economia e all’organizzazione della società, può generare la grande mutazione di cui abbiamo bisogno. Con i miei studenti abbiamo pertanto lavorato su questa ipotesi, per sperimentarla concretamente sul territorio di Kinsale. […] Quando hanno presentato il loro lavoro, ho trovato il risultato particolarmente interessante e tanto più entusiasmante in quanto era assolutamente realista.

L’anno dopo Rob tornò in Gran Bretagna, a Totnes, nel Devon, e mise in pratica insieme ad un gruppo di amici le idee nate in Irlanda, fondando Totnes in Transizione. Il resto, come si usa dire, è storia.

I concetti della Permacultura sono quindi presenti e messi in pratica nella Transizione.
Ne parla in dettaglio Cristiano Bottone in questo post del 2008, quando il Movimento della Transizione muoveva i primi passi in Italia.

IL MODELLO DELLA PERMACULTURA

La Transizione, quella germinata dalle idee di Rob Hopkins, vuole andare verso un mondo che adotti come principio ispiratore il paradigma della permacultura, una disciplina nata proprio dall’esigenza di immaginare un diverso rapporto tra l’uomo e il mondo. La permacultura vuole progettare insediamenti umani che si integrino nel miglior modo possibile con i sistemi naturali, che facciano squadra con piante e animali per produrre benefici comuni.
Per fare questo la permacultura cancella uno dei grandi equivoci dei nostri tempi, quello che vede l’uomo come entità superiore e in qualche modo esterna alla biosfera terrestre. Lo ricolloca invece all’interno del sistema e intuisce che gli ultimi 100/200 anni hanno rappresentato la nostra adolescenza tecnologica e ci hanno forse portati, a causa dell’entusiasmo e dell’inesperienza a fare tante conquiste, ma anche tantissimi errori.
Da qui in avanti dovremo essere più saggi e continuare a progredire apprendendo da chi è molto più avanti di noi: la natura stessa.
La capacità di fotosintesi di una foglia, fa impallidire i progettisti di pannelli solari. L’efficienza energetica dei sistemi naturali fa apparire le attività umane come goffi tentativi di dilettanti allo sbaraglio.
La natura non produce rifiuti, noi anneghiamo negli scarti delle nostre attività.

I PRINCIPI

Negli anni ’70 Bill Mollison e David Holmgren intuiscono tutto questo e cominciano a elaborare un nuovo approccio alla progettazione degli insediamenti umani. Ben presto capiscono che ci sono alcuni principi etici che devono costituire i fondamenti della loro disciplina e li sintetizzano in questo modo:

  • Prenditi cura della terra (preserva il suolo, le foreste e l’acqua)
  • Prenditi cura delle persone (di te stesso, di famigliari e amici, della comunità)
  • Ripartisci con giustizia (poni limiti al consumo e alla riproduzione, e ridistribuisci il surplus)
Da questi vengono poi elaborati i principi che guidano ogni progettazione e ogni intervento. Sono enunciazioni apparentemente semplici, ma che in realtà costituiscono un sistema filosofico estremamente potente e rivoluzionario rispetto all’assetto attuale:
  1. Lavora con e non contro.
  2. Tutto influenza tutto: individua le relazioni funzionali fra i vari elementi.
  3. Rifletti prima di agire e fai il minimo cambiamento per ottenere il massimo risultato.
  4. Gli errori sono occasioni per imparare.
  5. Ogni elemento di un sistema naturale svolge molte funzioni, cerca di sfruttare tutte le potenzialità di ogni elemento.
  6. Ogni funzione può essere esercitata da più elementi. Progetta in modo che tutte le funzioni importanti possano essere svolte anche quando qualche elemento non funziona.
  7. Il tutto è più della somma delle parti.
  8. Ogni problema contiene in sé la soluzione: trasforma i limiti in opportunità.
  9. Favorisci la biodiversità: progetta in modo da aumentare le relazioni fra gli elementi piuttosto che il numero degli elementi.
  10. Minimizza l’apporto di energia esterna, progettando sistemi che sfruttano le risorse presenti in loco, ricicla e riutilizza il più possibile.
  11. Pianifica gli sviluppi futuri.

Ecco dove vuole andare la Transizione, verso un sistema sociale, abitativo e produttivo che si avvicini il più possibile a questi fondamenti etici e a questi principi operativi.

UNA SCIENZA DEL BUON SENSO

[…]
La permacultura è applicabile anche in ambiente urbano o rurale, può guidare la riorganizzazione di spazi esistenti, sistemi agricoli e produttivi, spazi di lavoro. Ad esempio la rilocalizzazione alimentare è una delle attività in cui si impegnano le comunità di Transizione. Non si tratta solo di un modo per difendersi dalla possibile scarsità di prodotti alimentari che potrebbe sopravvenire in un mondo in cui i trasporti diventano difficili e costosi a causa dell’aumento del prezzo del petrolio.
È qualcosa di molto più profondo e importante.
Significa in primo luogo ricostruire un rapporto diretto con le risorse del proprio territorio e misurare i propri consumi su un parametro di sicura sostenibilità. Significa impegnarsi a migliorare, arricchire e proteggere la terra perché possa dare raccolti abbondanti e di buona qualità (Prenditi cura della terra).
Significa che effetti e responsabilità delle azioni che si compiono ricadono immediatamente sulla comunità, e questo, solitamente, rende più saggi (Rifletti prima di agire – Pianifica gli sviluppi futuri).

PROGETTARE E VIVERE RESPONSABILMENTE

Infatti non ci importa se a migliaia di chilometri di distanza si usano veleni e sostanze nocive in agricoltura, ma se questo accade fuori dalla finestra di casa, le cose cambiano.
Non ci importa se l’energia che consumiamo è prodotta in modo sporco e inquinante, basta che accada fuori dal nostro sistema percettivo, ma se dovessimo scegliere come produrla nel nostro giardino, sceglieremmo sicuramente fonti pulite e rinnovabili.
Se si opera all’interno del sistema “comunità” e di un territorio definito cercando di applicare un’ottica di sostenibilità quel sistema tende a diventare via via sempre più efficiente, virtuoso e resistente ad eventuali shock esterni (aumenta la resilienza). Questo perché diventa più evidente e immediato il legame tra le nostre azioni e le conseguenze che comportano.
Così, invece di produrre circuiti viziosi, si producono catene di circuiti virtuosi che aumentano il benessere e la ricchezza della comunità. Se si decide di coltivare un bosco, magari di alberi che producano frutti commestibili, si ottiene cibo, biomassa per produrre energia, foraggio, materiale da costruzione, animali che possono crescere liberi tra gli alberi, si fissa co2, si migliora la qualità dell’aria, si combatte l’erosione del terreno, ecc (Ogni elemento di un sistema naturale svolge molte funzioni…).
Se si decide di coibentare meglio le abitazioni, di raccogliere e utilizzare l’acqua piovana, di utilizzare la luce del sole per riscaldare acqua e spazi abitativi (Minimizza l’apporto di energia esterna…), ci si libera dalla dipendenza dalle fonti energetiche fossili, si riduce drasticamente l’inquinamento, si creano posti di lavoro, ecc.
La permacultura aiuta a fare tutte queste cose nel modo più economico e naturale. A volte un albero piantato nella posizione giusta con la sua ombra può evitare la necessità di un impianto di aria condizionata. La corretta progettazione di un orto o di un giardino può consentire di risparmiare acqua e lunghi lavori di manutenzione.
In altre parti del mondo si sta già applicando questo tipo di progettazione per realizzare progetti di agricoltura commerciale, aree residenziali, e abitazioni private.
[…]

UNA SISTEMA GLOBALE STRATIFICATO

In tutto questo non bisogna però commettere l’errore di considerare questo processo come un percorso verso l’autarchia e l’isolamento delle singole comunità. Il livello locale può tranquillamente convivere con vari altri livelli produttivi, economici, commerciali e culturali. Basta che si continui a perseguire un ottica di sostenibilità.
Non ha senso cercare di produrre un personal computer nel proprio garage, così come non ha senso magiare mele che sono state prodotte a 2000 chilometri di distanza. Il segreto potrebbe essere quello di costruire un “mercato” fatto di molti livelli tutti pensati per contribuire all’efficienza generale del sistema mondo.

dal blog di Cristiano Bottone Io e la Transizione, ottobre 2008

(*) ed. it.: Permacultura. Come progettare e realizzare modi di vivere sostenibili e integrati con la natura, Arianna, Bologna, 2014

Perchè la Transizione

Perché dovreste scegliere di tentare insieme a noi l’esperimento del movimento di Transizione che stiamo cercando di far nascere a Reggio Emilia?

Qui di seguito vi riporto le motivazioni che hanno spinto Ellen Bermann a partecipare alla creazione di Transition Italia (il primo Nodo della Transizione in Europa dopo quello dei fondatori inglesi)  e a lavorare alla diffusione dei concetti e dei metodi della Transizione in tutta Italia, inclusa la sua Biella dove è nato il gruppo Biellese in Transizione. Ellen è stata presidente di Transition Italia ed è una delle facilitatrici del movimento.
Spero che le sue parole vi possano essere di ispirazione. 

La strada della Transizione

Da oltre dieci anni i miei interessi e le mie passioni ruotano intorno a sostenibilità e ambiente e pensavo di essermi fatta ormai una chiara panoramica e l’obiettivo al quale avremmo dovuto tendere mi pareva inequivocabile: uno stile di vita più semplice e a basso impatto. Non riuscivo però a comprendere perché questa strada non fosse già evidente e condivisa dalla maggior parte delle persone. Ho quindi deciso di approfondire le mie conoscenze, seguendo vari corsi a tema: dal corso organizzato ogni anno da Paea in Germania su “energia, politica e ambiente” a vari laboratori pratici (costruire con le balle di paglia, autocostruzione di pannelli solari termici, ecc.). Nel 2007 quindi mi sono iscritta a un corso di permacultura, svoltosi in Francia nelle Ardeches e tenuto da un insegnante di origine britannica. Fu proprio lui a incuriosirmi sul neonato movimento delle Transition Towns e sulla sua interpretazione dei principi di permacultura. Esplorando successivamente il sito web dedicato ho preso i primi contatti e in aprile 2008 ho fatto rotta su Cirencester dove si teneva la conferenza annuale delle Transition Towns. Sono tornata più entusiasta che mai e piena di ispirazione. Più approfondivo più l’intuizione pareva valida e le ragioni che vedevo erano principalmente le seguenti:

  • il metodo: l’attenzione non era focalizzata in modo primario sugli obiettivi ma sul percorso;
  • la visione positiva e l’entusiasmo: è proprio vero che il cosiddetto genio collettivo sprigiona un’energia incomparabile e produttiva, che mette in evidenza l’importanza di iniziative collettive dal basso e non progetti studiati a tavolino e calati dall’alto;
  • ottimo mix di teoria e pratica: affrontando le varie dimensioni di “mente, cuore e mani”, l’approccio è molto completo e olistico e risponde ai vari bisogni e modalità di apprendimento;
  • flessibilità: non basandosi su una qualche ideologia, l’approccio proposto dalle Transition Towns rimane sempre aperto a nuovi apporti e si rinnova costantemente.

Tutto ciò mi ha portato anche a una sorta di transizione personale in cui dovevo rivedere tutto quello che avevo pensato e fatto fino a quel momento e prendere una strada diversa. Tutto ciò mi ha portato anche a una sorta di transizione personale in cui dovevo rivedere tutto quello che avevo pensato e fatto fino a quel momento e prendere una strada diversa.

Ellen Bermann, da “Manuale Pratico della Transizione”, di Rob Hopkins, 2009

L’Associazione Transition Italia si è costituita a fine 2008. Il primo gruppo ad attivarsi è stato quello di Monteveglio in Transizione, per merito di Cristiano Bottone (allora vice-presidente di Transition Italia) e del suo gruppo di amici che si sono impegnati nella propria area di residenza.
Da allora moltissimi altri gruppi si sono formati, e l’interesse per il modello Transition Towns aumenta di giorno in giorno. Anche alcuni amministratori (di comuni e di università) si stanno accorgendo del fenomeno e decidono di appoggiarlo.
Ogni quartiere/paese/città che aderisce allo spirito della Transizione si propone di essere assolutamente inclusivo: vengono accolti con gioia sia individui che associazioni che già operano all’interno della comunità, senza sovrapposizioni ma cercando di compiere un percorso comune.
Intorno alla nostra città sono attivi i gruppi di Campogalliano, Carpi e Scandiano, di cui fa parte anche la nostra Elena Parmiggiani.

Vi siete incuriositi almeno un po’? Ecco alcuni link che vi potranno essere utili:
http://transitionitalia.it
https://santorsointransizioneblog.wordpress.com
http://www.scandianointransizione.it
https://carpitransizione.wordpress.com
https://campogallianotransizione.wordpress.com

2016 nuovo anno record di temperature globali

Tra la sconfortante indifferenza di giornali e televisioni (e di conseguenza nella totale ignoranza della maggior parte degli italiani) anche il 2016 è stato ufficialmente dichiarato l’anno con le temperature più alte dal 1880, cioè da quando si hanno misurazioni attendibili a livello globale.

Il terzo anno record consecutivo dopo il 2014 e il 2015.

Poichè un’immagine vale più di mille parole, ecco il grafico aggiornato della NOAA.

grafico-temperature-2016

Queste sono le indicazioni conclusive del film-documentario di Leonardo Di Caprio “Before the Flood – Punto di non ritorno”:

“L’unica cosa che possiamo fare è
controllare le nostre azioni future,
cambiare stile di vita,
moderare i consumi,
partecipare alla vita pubblica
e usare il voto per comunicare ai nostri politici che siamo a conoscenza della verità sui cambiamenti climatici.”

E (aggiungo io) contribuire a creare comunità più resilienti ai cambiamenti in atto entrando nel gruppo di Transizione della vostra città.

Stiamo aspettando proprio voi 😉

reggioemiliaintransizione@gmail.com